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I Trabucchi del Gargano: le macchine da pesca secolari che sfamavano gli uomini di un tempo.

da | Giu 27, 2020 | Storia

Navigando sotto costa, lungo il tratto di Adriatico compreso tra Peschici e Vieste, si incontrano delle grandi strutture in legno ancorate alla roccia e protese verso il mare. Sono i Trabucchi del Gargano, macchine da pesca secolari che sfamavano gli uomini di un tempo. Scopriamo la loro storia:

LE ORIGINI. Il Trabucco è una antica costruzione da pesca tipica delle coste garganiche. Va distinto dal “Trabocco”, costruzione imparentata, ma peculiare del lungomare molisano ed abruzzese. Il termine “Trabucco” è di utilizzo prettamente dialettale, ma è stato italianizzato nel corso dei decenni. Gli studiosi suppongono derivi dal latino “Trabs – Trabis” che significa legno, trave o albero. L’affinità al termine latino è accettabile, poiché il Trabucco è una macchina da pesca quasi interamente fatta di alberi e travi, dunque in legno.

Sulla costa garganica, in particolare nel tratto tra Peschici e Vieste, l’origine dei Trabucchi si perde nella notte dei tempi. Alcuni storici asseriscono che ad importare questa tecnica di pesca sul versante Adriatico del Mediterraneo furono addirittura i Fenici, mentre le prime testimonianze documentate risalgono solamente al XVIII secolo.

Quel che sappiamo certamente è che i Trabucchi garganici nacquero per fare di necessità virtù. Nei secoli scorsi, infatti, quelle del Mare Adriatico erano acque molto pericolose a causa delle scorribande continue dei pirati e dei popoli originari della penisola balcanica. L’ Adriatico, per la sua conformazione, può essere quasi definito un mare chiuso, in cui si può facilmente navigare a vista e le cui acque in passato erano un campo di battaglia ideale.

Pescare al largo dell’Adriatico era diventato, dunque, pericoloso. Per questo i nostri avi studiarono un sistema innovativo per poter approfittare di quel che il mare offriva senza allontanarsi dalla costa: nacquero i Trabucchi. All’epoca furono molto probabilmente i mastri d’ascia e gli ingegneri dei cantieri navali garganici, abituati a costruire ponti, a issare alberi maestri e a fissare stralli e sartie, a ispirare la trappola del Trabucco. Una macchina così studiata e perfetta da fiorire in breve tempo lungo tutta la costa garganica, tanto che dal 1850 fino al 1950 (l’epoca d’oro di questi giganti) se ne contavano, fra Vieste e Peschici, ben 36 (10 a Peschici e 26 a Vieste).

COME È FATTO UN TRABUCCO GARGANICO E COME FUNZIONA LA PESCA “A TRABUCCO”. I Trabucchi nacquero in un’epoca in cui vi era l’esigenza di fronteggiare il mare ed i pericoli che la navigazione delle acque dell’Adriatico comportava. Tali pericoli erano dovuti non solo, come già anticipato, all’insistere delle scorribande dei pirati, ma spesso anche all’impervietà delle correnti di questa porzione di Mediterraneo.  I Maestri dei Trabucchi, dunque, ebbero l’arguzia di progettare delle macchine capaci di rimanere saldamente ancorate alla roccia calcarea della costa garganica ed allo stesso tempo di essere in grado di resistere anche alle mareggiate più importanti.

Gli alti pali in legno di pino d’Aleppo sono i pilastri che sostengono la struttura di un Trabucco, che consta, innanzitutto, di un’ampia piattaforma calpestabile fatta di lunghe assi tenute insieme da grossi chiodi che arrivano anche ai 10 cm di lunghezza. Fissati al di sopra di questa piattaforma, dove il “Maestro Trabucchista” comanda le operazioni, troviamo, oltre ad un piccolo casotto in cui riporre le reti, due o più argani fissi, uno per ognuna delle lunghe antenne.

Attraverso un movimento rotatorio  (detto “virata”) attorno ad un perno centrale, i potenti argani, azionati dall’equipaggio, mettono in moto un sistema di corde che percorre in lunghezza le maestose antenne protese in mare fino a 30 metri. Questo sistema permette di immergere in acqua, o issare velocemente, l’ampia rete a maglie strette detta trabocchetto, in grado di intrappolare al suo interno interi banchi di pesce. La rete è di dimensioni specifiche per ogni Trabucco, poiché la sua ampiezza deve combaciare perfettamente con la struttura. In media, però, essa misura circa 31 metri sul lato esterno, 27 metri sui laterali e 24 metri sul lato di terra. Oggi viene realizzata in nylon ed a maglie sempre più strette man mano che ci si avvicina al punto centrale.

Quando il Trabucco non è in fase di pesca, la rete viene issata sul ponte, coprendone praticamente tutta la lunghezza, per poi essere calata nuovamente a mare poco prima dell’inizio delle operazioni. Una volta immersa, tre dei quattro bordi della rete vengono mantenuti appena sopra la superficie dell’acqua, mentre il quarto (quello a favore di corrente) viene immerso completamente in modo che l’intero lato della rete si adagi sul fondale. A quel punto, un uomo della ciurma si arrampica di vedetta sull’antenna in corrispondenza del lato di rete sommerso e cammina fino a raggiungerne l’estremità. Nel momento in cui la vedetta appostata sull’antenna nota un banco di pesce entrare nella rete, lancia il segnale all’equipaggio sul pontile, il quale velocemente mette in funzione l’argano che issa la rete dal lato sommerso, intrappolando così i pesci a mo’ di sacco.

Infine, operando su entrambi gli argani principali, la rete viene issata ulteriormente sul livello dell’acqua permettendo le operazioni di recupero del pesce, le quali si effettuano tramite un retino (detto “coppo”) dal braccio lungo diversi metri. Finite le operazioni e recuperato il pesce, la rete viene reimmersa in mare e gli uomini dell’equipaggio riassumono le posizioni di partenza. 

I MAESTRI DEI TRABUCCHI. Esistono degli uomini che possono raccontare di aver trascorso la loro vita a conversare col mare. Hanno il volto solcato dalla salsedine e le braccia brunite dal sole. Conoscono i venti e contemplano le correnti. Si svegliano all’alba e riescono a prevedere cosa ha in serbo il cielo per la giornata che li aspetta. Sono i Maestri dei Trabucchi, personaggi straordinari che nel secolo scorso hanno vissuto l’epoca d’oro dei giganti di legno. Il loro sguardo profondo nasconde fatica ed incute rispetto. Sono loro gli architetti delle nostre coste, un tempo chiamati maestri perché capaci di progettare macchine da pesca secolari che non temono la forza del mare. Nella società dei primi anni del ‘900, e fino agli ’50/’60 all’incirca, costoro erano personaggi stimati al pari di un odierno grande professionista.

Erano custodi delle tecniche di progettazione e non dispensavano a tutti le loro conoscenze, ma con scrupolo le tramandavano esclusivamente al primogenito maschio. Purtroppo, gli anni del boom economico e dell’espansione industriale, di pari passo con la diminuzione delle possibilità di guadagno e di sostentamento, hanno di fatto contribuito alla graduale interruzione di questa linea di comando. Oggi i maestri dei trabucchi ancora in vita ed operanti sono pochi, e spesso non hanno avuto modo di tramandare l’enorme tesoro di conoscenze che detengono alla generazione che è seguita. A Vieste (FG) è nata una Onlus denominata “La rinascita dei Trabucchi storici” a tutela di questo patrimonio inestimabile.

DALL’ ETÀ DELL’ORO DEGLI ANNI ’50 AI TRABUCCHI DI OGGI. Il secolo d’oro dei Trabucchi garganici, come già detto, è stato il ‘900. All’epoca quello della pesca “a Trabucco” era ancora un settore altamente redditizio, tanto che i maestri erano ammirati e tenuti in grande considerazione da tutte le popolazioni garganiche, proprio perché considerati custodi di conoscenze esclusive e molto preziose. Anche le risorse ittiche dell’Adriatico, prima del boom della pesca industriale degli anni ‘70, erano abbondanti. Possedere un Trabucco equivaleva grossomodo a possedere una odierna azienda del settore ittico. Un Trabucco, negli anni ’50, era in grado di sfamare più famiglie grazie alle abbondanti e frequenti pescate, i cui proventi riuscivano a coprire gli alti costi di costruzione e manutenzione della struttura.

Dagli anni ’70 in poi, a maggior ragione con l’inizio del nuovo millennio, la pesca industriale operata in altura dai moderni pescherecci ha fortemente depauperato il Mare Adriatico delle sue risorse. A questo si è aggiunto l’inquinamento sempre più scellerato delle coste, non solo quello delle acque e dei fondali, ma anche quello acustico causato dall’aumentare spropositato delle imbarcazioni. Tutto ciò ha fatto sì che i Trabucchi di oggi abbiano cessato di essere le macchine produttive di un tempo, e dopo un lento ed inesorabile abbandono, sia diminuiti notevolmente anche in numero. Oggi, saper costruire e mantenere attivo un Trabucco garganico è divenuto un mestiere di nicchia, molto specifico, che a causa delle conoscenze tecniche di alto livello richieste trova sempre meno aspiranti. Con il tempo, dunque, sono scomparsi non solo la maggior parte dei Trabucchi, ma anche i maestri che li avevano edificati.

Qualcosa (ancora poco) per il recupero di questi pezzi di storia è stato fatto: dopo anni di lotte, i Trabucchi del Gargano sono oggi patrimonio dell’omonimo Parco Nazionale. Ma questo non può bastare. Se non vogliamo accantonare definitivamente questa tradizione secolare c’è bisogno di azioni concrete da parte delle istituzioni.

Nel territorio di Peschici sono attualmente attivi 6 Trabucchi, per la precisione:

TRABUCCO DI MONTE PUCCI

 

TRABUCCO DI PUNTA SAN NICOLA 

 

TRABUCCO DI ZAIANA (O MANACCORA)  

 

TRABUCCO DI CALALUNGA

 

TRABUCCO DI PUNTA USMAI

 

TRABUCCO DI FURCICHELLA (O MANACORE)

:Alcuni di essi, oltre ad essere funzionanti, sono stati trasformati dalle famiglie proprietarie in rinomati ristoranti dalle location uniche nel loro genere, mentre altri continuano ad essere le fascinose macchine da pesca di un tempo grazie al duro lavoro dei maestri ancora in vita e dei loro familiari.

Passando da Peschici non si può fare a meno di recarsi in visita presso questi giganti, perché tra quelle travi e quelle reti, si trova parte della storia della nostra comunità.

Giuseppe Marino

FONTI:

 https://www.trabucchidelgargano.org/

https://www.peschici.com/trabucchi-montepucci-sanicola-manacore-zaiana-calalunga-forcichella-manaccora-punta-lunga-usmai/isole-tremiti-vieste-mattinata-gargano-padre-pio-san-michele-laghi-grotte/04/

https://it.wikipedia.org/wiki/Trabucco_(pesca)

https://www.viaggiareinpuglia.it/attivita/it/431

AUTORE

Trabucco, Antenna, 5g, maestra, Peschici, Gargano, Italia, graduatorie

Giuseppe Marino

Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano.  Sono appassionato di web writing e giornalismo online, ma sento sempre vivo in me il richiamo delle antiche tradizioni di famiglia. L’amore viscerale di mio nonno per il suo Trabucco da pesca è qualcosa che mi ha sempre affascinato ed incuriosito. Con le dovute proporzioni, vorrei tentare la singolare impresa di applicare la sua filosofia al mio sito web.

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